Mi serve l’intelligenza artificiale per automatizzare l’ufficio

Quasi mai, e chi te la mette dappertutto probabilmente sta vendendo la parola di moda

Un vecchio computer da ufficio acceso con una schermata di testo

La risposta corta è no, quasi mai

Per automatizzare il lavoro ripetitivo di un ufficio l’intelligenza artificiale quasi sempre non serve, perché la gran parte di quel lavoro è fatta di regole che qualcuno in azienda sa già spiegare a voce, e una regola che si sa dire si può scrivere

Prendi il fornitore che manda la fattura ogni mese con lo stesso modello, il numero sta sempre lì, l’imponibile pure, il totale anche, e la persona che la registra non sta interpretando niente, sta ripetendo dei passaggi che ha imparato anni fa e che ormai fa senza pensarci

Quando i passaggi sono questi, il lavoro non chiede di indovinare, chiede di essere scritto una volta e poi eseguito sempre uguale, e questo un programma lo fa da trent’anni senza bisogno di nessuna parola nuova

Dove l’intelligenza artificiale invece serve davvero

L’intelligenza artificiale serve dove il dato arriva sporco e va interpretato, cioè dove non esiste una regola secca che copra i casi, e questo capita più spesso di quanto sembri

Un esempio è la scansione storta di un documento fatto a mano, con un timbro sopra i numeri, dove non basta guardare nel punto giusto perché il punto giusto non c’è, oppure la mail scritta di corsa da un cliente che ti ordina la roba a parole, senza codici, senza tabella, e ogni volta con un giro di frase diverso

In situazioni così la parte che interpreta ha senso, e Muffin Suite la usa quando il caso la chiede, ma la tiene sotto controllo, cioè quello che tira fuori passa dai controlli come qualsiasi altro dato, i totali devono quadrare, la partita IVA deve esistere, le date devono essere sensate, e se qualcosa non torna il sistema si ferma invece di scrivere qualcosa a caso nel gestionale

La differenza che conta è questa, l’intelligenza artificiale può proporre una lettura, non ha l’ultima parola sul dato che finisce in contabilità

Sul dato contabile vuoi una regola, perché di una regola sai in anticipo cosa farà, mentre di un’interpretazione lo scopri dopo

Perché te la propongono lo stesso, e come si decide

Se ti stanno mettendo l’intelligenza artificiale in un lavoro che consiste nel copiare tre campi da un file ordinato a una schermata, quella non è una scelta tecnica, è la parola di moda che oggi vende, e la stai pagando due volte, una nel canone e una in imprevedibilità

Una cosa che interpreta è più difficile da controllare di una cosa che esegue, quindi va usata dove il guadagno è vero, non dove serviva una riga di regola

Il modo per accorgersene è banale, chiedi cosa succede quando il documento arriva diverso dal solito, se la risposta è che il sistema capisce da solo, insisti, perché la risposta buona è che il sistema si ferma e te lo dice, e su questo puoi leggere anche la guida sui controlli e i blocchi di un’automazione

La domanda giusta non è se usare l’intelligenza artificiale, è se il dato che entra è ordinato oppure no, se è ordinato si scrive la regola e si dorme tranquilli, se è sporco si interpreta e si mettono più controlli intorno

Quasi tutti i processi di un ufficio piccolo stanno nel primo gruppo, e per capire in quale gruppo sta il tuo basta guardare da dove arrivano i documenti, e quanto si somigliano fra loro, sulla distinzione di fondo trovi altro nella guida su automazione e intelligenza artificiale

Quello che ci chiedono di solito

No, quasi mai, perché la gran parte del lavoro ripetitivo d’ufficio è fatta di regole che una persona in azienda sa già spiegare a voce, e una regola che si sa dire si scrive nel sistema e viene eseguita sempre uguale, senza bisogno di niente che interpreti
Serve dove il dato arriva sporco e va interpretato, per esempio una scansione storta con un timbro sopra i numeri, oppure una mail in cui il cliente ordina a parole senza codici, lì una regola secca non copre i casi e interpretare è l’unica strada
Sì, dove il caso la chiede, e sempre sotto controllo, cioè quello che l’intelligenza artificiale legge passa dai controlli come ogni altro dato, i totali devono quadrare e le date devono essere sensate, e se qualcosa non torna il sistema si ferma
Perché di una regola sai in anticipo cosa farà, mentre di un’interpretazione lo scopri dopo, e su una registrazione contabile la prevedibilità vale più della furbizia, quindi la parte che interpreta al massimo propone una lettura, non ha l’ultima parola
Chiedi cosa succede quando il documento arriva diverso dal solito, se ti rispondono che il sistema capisce da solo, insisti, perché la risposta buona è che il sistema si ferma e te lo dice, invece di indovinare e scrivere qualcosa nel gestionale
Guarda da dove arrivano i documenti e quanto si somigliano fra loro, se sono ordinati e sempre uguali basta scrivere la regola, se arrivano fotografati, scritti a mano o ogni volta diversi allora serve interpretare, con più controlli intorno

Mostraci cosa fate ancora a mano

Descrivi il processo o invia un breve video dello schermo e valuteremo cosa può essere automatizzato

WA