Sotto la sigla c’è una frase sola
RPA sta per Robotic Process Automation, e vuol dire una cosa che si spiega in una riga, far fare a un programma i clic e le digitazioni che oggi fa una persona davanti allo schermo
Non c’è nessun robot con le braccia, e non c’è nessun cervello che ragiona, c’è un software che apre le stesse schermate di un operatore e batte i tasti nell’ordine che gli hai detto tu
Quando qualcuno ti dice RPA in una presentazione, sta dicendo questo, il resto è confezione
L’idea è vecchia, quello che è cambiato è la tenuta
Far pilotare le schermate a un programma non è una novità, si fa da parecchio, e chiunque abbia lavorato in ufficio negli anni scorsi ha visto qualche versione casalinga della stessa cosa, magari una macro che faceva metà del lavoro finché non si rompeva
Quello che è cambiato non è l’idea, è che oggi un sistema del genere regge molto meglio i casi storti, la finestra che ci mette tre secondi in più ad aprirsi, il campo che si sposta di due pixel, il documento che arriva scritto in un altro modo
La differenza fra un’automazione fragile e una che dura sta quasi tutta lì, non nel far partire i clic, ma nel comportarsi bene quando qualcosa non è come ieri, e nel fermarsi invece di tirare a indovinare
Il punto scomodo, quei prodotti sono pensati per aziende grandi
Buona parte dei prodotti che vengono venduti sotto la sigla RPA nasce per aziende con centinaia di persone, e si vede, licenze da rinnovare per ogni postazione che lavora, una piattaforma da imparare, figure interne che la gestiscono, un progetto che dura e che va governato
In quel contesto ha perfettamente senso, perché ci sono decine di processi diversi e serve un posto unico dove tenerli
In un’azienda di dieci persone che ha due o tre lavori ripetitivi da togliersi dai piedi, quella stessa struttura è un peso che paghi senza usarla, ti ritrovi a mantenere lo strumento invece del risultato
Nella maggior parte dei casi piccoli basta un sistema costruito addosso a quel processo lì, che fa quella cosa, la fa sempre uguale, e non ti chiede in cambio una piattaforma da amministrare
Cosa cambia per te, in pratica
Se ti interessa il risultato e non la parola, la domanda giusta non è se ti serve l’RPA, è se il lavoro che vuoi togliere ha volume, ha regole che si possono scrivere, e non richiede un giudizio a ogni caso
Muffin Suite lavora esattamente su questo terreno, automazioni che aprono le schermate del programma che usi già, anche quando non ha nessun collegamento diretto, senza che tu debba cambiare gestionale e senza una piattaforma nuova da imparare
Dove invece un collegamento diretto c’è, si usa quello, perché è più solido, e vale la pena sapere cos’è un’API e perché il tuo gestionale forse non ce l’ha prima di dare per scontato che si debba per forza passare dalle schermate
